sabato 1 ottobre 2011

Mobilità a Milano

Bus notturni, al via da ieri sera il servizio con 11 linee

Bus notturni, al via domani servizio con 11 linee
Dopo la prova generale di sabato scorso, da ieri sera la rete notturna di autobus partirà definitivamente: 11 linee attive ogni venerdì e sabato notte, al costo del biglietto ordinario di 1 euro e 50 per 90 minuti (120 minuti se acquistato al parcometro).
Le 11 linee contrassegnate dalla lettera N davanti al numero saranno così distribuite: le sostitutive M1, M2 e M3, le linee 42, 50, 54, 57, 90/91 e 94 e la nuova linea N15 sulla tratta da Gratosoglio a piazza San Babila. Il servizio notturno sarà garantito anche in sette parcheggi multipiano di corrispondenza (Molino Dorino, Lampugnano e Bisceglie sulla linea M1; Famagosta e Cascina Gobba sulla linea M2; Maciachini e San Donato sulla M3). Per la partenza definitiva sono state potenziate le informazioni sul servizio: i display alle fermate indicheranno i tempi di attesa e sul sito www.atm.it sono presenti gli orari di passaggio dei mezzi.
Maggiori informazioni anche sull'uso dei parcometri (260 localizzati nei pressi delle strisce blu) che dalle 0,30 alle 6 del mattino rilasceranno biglietti notturni da 1,50 euro della durata di 120 minuti, utilizzabili solo sui mezzi di superficie. In questi giorni anche con annunci in metropolitana Atm ha indicato le modalità di utilizzo dei parcometri, che non danno resto, ma che accettano pagamenti con bancomat (fastpay). Si potranno utilizzare quindi biglietti e abbonamenti normalmente in uso sulla rete di trasporto pubblico Atm ed i ticket rilasciati dal parcometri. Sempre domani sera a completamento del trasporto notturno, nelle aree periferiche, saranno in funzione quattro nuovi «Radiobus di Quartiere»: Lotto/Principe Eugenio, Bonola/Gallaratese, Lotto/Ospedale San Carlo e Chiesa Rossa/Gratosoglio.
Il servizio nato per servire le periferie in modo capillare, comodo e sicuro è attivo tutte le sere dalle 22 alle 2. «Sabato notte - sottolinea l'assessore alla Mobilità, Ambiente, Arredo urbano e Verde, Pierfrancesco Maran - il servizio è stato utilizzato da circa 5.000 persone, con percentuali vicine all'80 per cento sulle linee sostitutive del metrò, tra le 2 e le 6 del mattino. Un ottimo inizio per una rete di autobus notturni che la città attendeva da tempo».

Solidarietà fuori zona2

Area giochi per bimbi disabili: 4 le aziende in gara

Al parco Formentano. L’avviso lanciato dal Comune a fine luglio

Area giochi per bimbi disabili: 4 le aziende in gara
Sono quattro le aziende che hanno risposto all’avviso, lanciato dal Comune a fine luglio, per la realizzazione di un’area giochi accessibile ai bimbi con disabilità al Parco Formentano, in largo Marinai d’Italia. «Ringraziamo fin da ora la quattro aziende che hanno manifestato l’interesse a realizzare questo parco giochi dimostrando che la crisi non ferma la solidarietà», afferma l’assessore alla Mobilità, Ambiente, Arredo urbano e Verde, Pierfrancesco Maran. «Il parco Formentano non resterà l’unico esempio di area gioco anche per bambini disabili. Individuare al più presto altri spazi». Lo spazio pensato per far giocare i bambini tutti insieme, senza barriere e con percorsi sensoriali, sarà realizzato secondo i criteri indicati dal progetto “Giochiamo tutti”, proposto Fish Onlus (Federazione italiana per il superamento dell’handicap rappresentata in Lombardia da Ledha).
L’area gioco dovrà essere accessibile tramite rampa e scala con apposito modulo di trasferimento; avere una doppia pista di scivolamento affiancate per permettere la socializzazione o l’accompagnamento; avere un’area di arrampicata in rete con diversi livelli di difficoltà, una zona gioco statico tramite pannelli sensoriali sempre accessibili, un gioco in movimento (tipo altalena a doppia seduta) e una struttura gioco che fornisca stimoli sensoriali e di manipolazione con pannelli sonori e tattili. Dovrà inoltre essere dotata di percorsi tattili, mappe tattili, supporti a leggio; attrezzature ludiche; pavimentazione antitrauma e di una recinzione perimetrale dell’area giochi percepibile dai non vedenti.

Redazione Cinque Giorni

Il quartiere dice no ai parcheggi


Piazzale Lavater. Continua la mobilitazione dei cittadini contro la realizzazione di 472 box dislocati su 5 livelli

Il quartiere dice no ai parcheggi
Una storia lunga e travagliata, quella del parcheggio di Piazzale Lavater, piccola piazzetta liberty alle spalle di Porta Venezia, dove il Piano Parcheggi del 2000 ha previsto la costruzione di un'autorimessa sotterranea. Il progetto, presentato dalla ditta Com.Er nel 2004, prevedeva la costruzione di 472 box dislocati su cinque livelli, e l'opera venne dichiarata “di pubblica utilità” nel 2005 dal Commissario straordinario al traffico Gabriele Albertini. Una decisione che non lasciò indifferenti i residenti della zona che da allora, nel giro di pochi mesi, costituirono il “Comitato per la difesa di piazzale Lavater”, dando vita ad una delle più lunghe battaglie civiche della nostra città.
L'oggetto da difendere non è solo la piccola piazza dove si affacciano una scuola elementare e molti negozi, ma anche le 24 piante secolari che vi crescono e che, con gli scavi, rischierebbero di essere sradicate. Nel 2005 il Comitato presenta un ricorso al Tar della Lombardia, chiedendo il riesame del progetto; lo stesso sindaco Moratti, eletto nel 2006, chiede di poter riesaminare 26 parcheggi cittadini, compreso quello di Lavater, visto il parere negativo degli enti di tutela e tenendo conto di un'indagine del settore mobilità sull'effettiva utilità di posteggi nella zona. Nonostante le petizioni, le decine di lenzuola appese alle finestre, le assemblee pubbliche, il percorso per la costruzione del parcheggio da 13 milioni di euro viene sbloccato dal ricorso al Tar della ditta costruttrice, che chiede al Comune di esprimersi in modo definitivo sulla questione, anche a seguito delle integrazioni proposte. Nulla di fatto. A luglio del 2010 il proponente Com.er denuncia per inadempienza nel chiudere il procedimento il Comune. Gli anni passano, ma quella per Piazzale Lavater è una battaglia ancora in corso. 
La Com.er è stata messa in liquidazione e i tre ricorsi del Comitato sono stati separatamente discussi dal Tar del Lazio, dove quello lombardo ha trasferito la pratica, sulla base delle impugnazioni effettuate dal Comitato. L'assessore ai Lavori Pubblici Lucia Castellano ha deciso di avviare una fase di valutazione del progetto e di procedere senza fare scelte affrettate, valutando i costi da sostenere in caso di revoca della concessione ed evitando al comune una costosa battaglia legale con il costruttore ed inevitabili ricorsi. Nella seduta dell'8 settembre in Consiglio di Zona 3 è stata presentata una mozione per la salvezza di Piazza Lavater.  «La scelta della nuova maggioranza in Consiglio di Zona è un primo passo importante: il pallino ora è nelle mani della Giunta, dato che in campagna elettorale si sono spese parole importanti contro questo progetto vergognoso» afferma Massimo Scarinzi, consigliere di zona. 
 Silvia Morosi

Box sotterranei, polemica no-stop


Il progetto. I residenti protestano, ma la costruzione del parcheggio di piazza Sant’Ambrogio non si può bloccare

Box sotterranei, polemica no-stop
Dieci anni di progetti, controprogetti, cause legali e lotte dei residenti: il parcheggio interrato di piazza Sant’Ambrogio continua ancora oggi a far discutere. Dell’opera si inizia a parlare nel giugno del 2000, quando la società Edera propone un progetto preliminare da realizzarsi in project financing, respinto però dalla Giunta comunale, dalla Soprintendenza regionale per i beni archeologici e dall’allora assessore al Traffico Giorgio Goggi. Nel giugno del 2001 arriva in Comune un “nuovo” progetto, presentato dalla ditta Borio Mangiarotti, che viene approvato dalla Giunta Albertini insieme a un gruppo di altre 20 opere sotterranee, per un totale di 9mila posti auto. Negli anni il piano è stato modificato e integrato, sino all’ipotesi definitiva di cinque livelli, con 236 posti auto pubblici a rotazione e 234 per residenti.
Sin dall’inizio, il progetto ha scatenato le violenti proteste non solo dei cittadini milanesi - per i quali la basilica del Santo Patrono rappresenta un punto fondamentale della storia della chiesa ambrosiana, considerata dopo il Duomo la seconda chiesa cittadina - ma anche di alcuni personaggi delle istituzioni e di associazioni per la salvaguardia del territorio, come Italia Nostra. Nel 2005 la Sovrintendenza decide di riverificare, prima di concedere il permesso di costruire, se sotto la basilica vi siano resti archeologici importanti, dato che la chiesa fu eretta tra il 379 e il 386 in una zona in cui erano stati sepolti alcuni martiri cristiani. Le verifiche non portano alla luce nulla che possa indurre a fermare i lavori e il 12 aprile 2006 Albertini firma così, a pochi giorni dalla scadenza del suo mandato, la concessione a costruire, nonostante il parere contrario dei comitati di quartiere. Il via libera della commissione di tecnici del ministero risale al luglio del 2007. I cento milanesi illustri che nel 2008 si appellano con una lettera al sindaco Moratti e al cardinale Tettamanzi per “interrompere i lavori e salvare un patrimonio dell’umanità” non impediscono il voto favorevole sulla delibera finale dell’11 giugno 2010: con una durata dei lavori prevista in tre anni, il parcheggio ospiterà 581 posti auto, di cui 234 pubblici e 347 per residenti e circa 70 posti per le motociclette.
A pochi mesi dal cambio dell’Amministrazione cittadina, Italia Nostra da sempre impegnata assieme ai comitati, tenta l’ultima mossa inviando al sindaco Pisapia un appello, che ha già ricevuto più di 600 adesioni, perché fermi lo scempio del parcheggio sotterraneo. Nulla sembra però poter arrestare un destino che pare segnato. L’assessore al Demanio e ai Lavori pubblici Lucia Castellano ha ribadito, infatti, l’aspetto economico del problema: se il parcheggio non si fa, il Comune di Milano dovrà pagare al costruttore Claudio De Albertis penali per alcuni milioni di euro.  
 Silvia Morosi

Piazza Novelli, tre anni di ritardi


Il caso. Il parcheggio sotterraneo è destinato solo ai residenti. Ma prima del 2013 i lavori non saranno finiti

Piazza Novelli, tre anni di ritardi
Il parcheggio sotterraneo di piazza Novelli, a pochi passi da Piazzale Susa, attualmente in costruzione, rientra nel piano parcheggi del Comune di Milano ed è destinato esclusivamente a box riservati ai residenti della zona. Approvato alla fine del 2005 e partito nell'aprile del 2006, il progetto prevede la realizzazione di 4 piani interrati di box per un totale di 483 posti auto, contro i 284 inizialmente previsti: un ampliamento giustificato dalle forti richieste dei residenti che ha modificato solo marginalmente la sistemazione prevista dal progetto iniziale. Quello che più interessa i residenti, in questo caso, è il progetto di sistemazione superficiale previsto al termine dei lavori per la riqualificazione della piazza, eliminando quasi totalmente lo spazio per la sosta a raso, e restituendole un nuovo ruolo, diverso da quello avuto in precedenza di rotatoria automobilistica. Il marciapiede verrà ampliato, verranno piantumati alberi nel giardino centrale e verrà creato un percorso ciclabile.
Tutto questo, però, al momento può essere visto solo dalle carte dei progetti dato che il cantiere ha già accumulato tre anni di ritardo sulla data prevista per il completamento (doveva concludersi nel 2008) e solo metà dei posti sono stati sino ad ora realizzati. Il ritardo incide non solo sulla pazienza dei residenti e sulla viabilità della zona, ma anche sulle tasche degli acquirenti, che negli anni scorsi hanno iniziato a ricevere notifiche di revisione prezzi prima dalla Quadrio Curzio spa, inizialmente titolare della concessione, e poi dalla Claudio Salini, subentrata come ditta costruttrice; gran parte degli acquirenti sono da tempo riuniti in un "Comitato tutela Gaio", preesistente alla costruzione del parcheggio, che li rappresenta nei rapporti con il Comune e soprattutto con la ditta costruttrice. I ritardi hanno danneggiato non solo i residenti, ma anche i negozianti della zona, come l'edicolante e il tabaccaio all'angolo, che per anni si è visto coprire la vetrina dalle transenne del cantiere dove periodicamente vengono affissi manifesti pubblicitari. A rallentare i lavori è intervenuto anche il fatto che in corso d'opera lo scavo ha toccato l’elettrodotto della Terna, che porta energia a Milano. I lavori sembrano negli ultimi tempi essere ripresi con forza dopo che per mesi alcuni cittadini avevano lamentato l'assenza di operai, a danno anche del controllo e della sicurezza. Le transenne in lamiera più volte cadute, hanno coperto la visuale ad automobilisti già impegnati a decifrare una segnaletica non sempre chiara. Lo scavo della prima parte del parcheggio è stata chiuso da qualche mese e il primo lotto di box sarà consegnato a marzo, assicura Palazzo Marino. Poi però si comincerà a scavare per il secondo lotto, che nella migliore delle ipotesi sarà concluso, ma a questo punto sembra solo una speranza, nel 2013. 
 Silvia Morosi

Jabil, 350 operai rischiano il posto

Crisi. Presidio di 150 lavoratori ieri mattina allo stabilimento di Cassina de’ Pecchi per scongiurare la chiusura

Jabil, 350 operai rischiano il posto
Già da luglio scorso, sono 350 i lavoratori della Jabil che presidiano lo stabilimento di Cassina de’ Pecchi, alle porte di Milano, per scongiurarne lo smantellamento e per evitare che vengano rimossi i macchinari e i materiali. Si tratta di un’azienda di apparati a microonde per l’accesso a reti fisse e mobili, venduta a Competence e riacquistata dalla multinazionale americana. Al presidio, organizzato ieri mattina, ad accompagnare i 150 operai c’era anche una folta rappresentanza di lavoratori della Nokia Siemens Networks.
«Nokia Siemens, che garantisce l’80% del fatturato di Jabil nel settore dei ponti radio, è da poco venuta a sapere che si pensa anche a una sua possibile cessione - spiega Marcello Scipioni della segreteria Fiom della Cgil di Milano - Se si aprisse anche per lei una questione di smantellamento, altri 100 lavoratori rischierebbero di trovarsi senza un’occupazione». Con il presidio i lavoratori hanno voluto lanciare l’ultimo grido di allarme, dato che oggi a Roma ci sarà un incontro al ministero dello Sviluppo Economico e i proprietari di Jabil dovranno comunicare i loro progetti sugli stabilimenti di Cassina e Marcianise. Il contributo del “governo lombardo” in questi mesi non è andato oltre le promesse di costruire un tavolo di trattativa con i committenti e con le istituzioni locali.
«Un nervo nella questione rimane ancora scoperto: manca totalmente nella risoluzione della questione la sponda istituzionale – continua Scipioni - Questo polo tecnologico per noi va assolutamente preservato: qui si tratta del futuro di generazioni. Come è stato anche nel passato, questa che è stata l’azienda più importante di Cassina rischia oggi di svanire dal punto di vista della ricerca e della produzione. È da tempo che chiediamo l’intervento della Regione che ha a disposizione i fondi per implementare la rete della banda larga, di cui questa azienda è un polo strategico. Insisteremo in questa come in altre aziende del settore per tutelare i migliaia di posti che sono a rischio»  conclude. Una soluzione rinviata da troppo tempo, di cui nessuno vuole farsi carico; i lavoratori, già fortemente ridimensionati nel loro lavoro per una turnistica e una cassa integrazione in deroga che non offre spunti di ottimismo, rischiano di rimanere senza occupazione, con le produzioni trasferite all’estero. 
 Silvia Morosi

Solidarietà fuori zona

Ambulatorio, sfratto rimandato

Il caso. Il provvedimento ufficiale scattato ieri è stato posticipato al 15 novembre. Si cerca una soluzione

Ambulatorio, sfratto rimandato
Rinviato al 15 novembre lo sfratto dell'ambulatorio popolare di via dei Transiti 28. Al presidio organizzato ieri mattina contro lo sgombero, che doveva essere effettuato proprio ieri, hanno partecipato un centinaio di persone. «Ci aspettavamo l'intervento della forza pubblica invece abbiamo ottenuto un rinvio, purtroppo molto breve, sia per l'appartamento occupato che per l'ambulatorio», racconta  Sandra, una delle volontarie dell'ambulatorio, aperto nel giugno del 1994 per offrire a chiunque visite mediche gratuite e ai migranti informazioni sui loro diritti. «Per l'ambulatorio, al contrario dell'appartamento, non ci sono trattative in corso con la proprietà, che non è interessata a darcelo in affitto a un prezzo simbolico – spiega la volontaria -. Nonostante la sanità sia regolata a livello regionale e nazionale, chiediamo all'attuale amministrazione non degli spazi, ma un aiuto nella battaglia che portiamo avanti ogni giorno, ad esempio agevolando l'accesso dei migranti alla struttura sanitaria pubblica, per far sì che come al San Paolo anche in altri ospedali si aprano altri ambulatori che possano fare quello che noi facciamo qui».
Negli ultimi anni sono anche aumentati gli italiani che si rivolgono alla struttura per chiedere aiuto, come nel caso degli anziani che domandano quale tra le prescrizioni loro assegnate sia più urgente, non avendo i soldi per pagarle tutte. «Tutti gli operatori della struttura sono volontari – precisa Sandra -. Tra loro ci sono un direttore sanitario, un gruppo di 5/6 medici e altrettanti operatori che si occupano dell'accoglienza e della gestione. Offriamo attività medica due pomeriggi a settimana, visitando circa 30 persone. Abbiamo visitato in questi anni circa 5000 persone, di cui abbiamo le cartelle cliniche, senza contare coloro che dirottiamo verso la struttura pubblica. Una volta al mese un avvocato presta assistenza legale su questioni di lavoro e due volte al mese diamo informazioni sanitarie alle donne». Parallelamente a questa attività c'è «un continuo braccio di ferro con la Asl che ha tempi lunghissimi nella consegna della tessera sanitaria agli immigrati in regola o che non rilascia gli ausili salvavita agli irregolari che hanno comunque diritto a quel tipo di cure», conclude Sandra, sottolineando che «se la legge Bossi Fini ha portato al riconoscimento di alcuni diritti sanitari dei migranti anche senza permesso di soggiorno è anche grazie al fatto che noi abbiamo portato avanti con Caritas e Naga una proposta che è andata insabbiata ma che abbiamo ritrovato uguale nel testo della prima normativa sui migranti. Il minimo di garanzie sanitarie che ci sono è anche merito nostro». 
Silvia Morosi